…il Sabato del villaggio

Mie lettrici,

non so voi, ma, allo scoccare della mezzanotte del venerdì, io già avverto il cardiopalma da “Saturday’s fever”: entro in modalità relax e passo in rassegna davanti ai miei occhi, immagini del mio armadio, pensando a tutti i possibili abbinamenti per creare un outfit glam e adatto alla serata che progetto.

Sapete però cos’è che amo di più del mio sabato da studentessa fuori sede? Il mercato: Parma è una cittadina davvero caratteristica e io adoro girovagare tra le bancarelle di Piazza Ghiaia e via Verdi, fino ad arrivare in un borgo molto carino, di cui sinceramente ora mi sfugge il nome.

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Fondermi nel melting pot di tendenze, culture e voci, mi fanno sentire nel pieno del marasma della vita…i colori, gli odori, il mio spirito di “fashionista in cerca dell’offerta del secolo” che prende il sopravvento su tutto… e poi che bello incontrar per caso vecchie amiche  e proseguire lo shopping insieme sentendosi come in Via Montenapolone!!!

E’ bello vedere le donne sorridenti e rilassate, scambiarsi addirittura consigli tra estranee, evidentemente a loro agio tra un mondo, che diciamocelo, è prettamente femminile. é bello poter dimenticare, per qualche ora, i tanti problemi quotidiani e lasciare a casa le ansietà. é bello poter comprare un capo che ci faccia sentire speciali, o semplicemente diverse, senza dover spendere necessariamente un patrimonio. Un piacere low cost, in linea con l’ottica di spending review, a cui, nostro malgrado, siamo costretti ad aderire.

Forse il mercato è l’ultimo vero baluardo femminile dei nostri giorni, una sorta di gineceo senza tempo.

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Lo shopping è femmina, il mercato è donna.

R.

My selection: the fab fashion five.

Aloah dolcezze!

Qui a Parma city la primavera sembra proprio che quest’anno non voglia arrivare: pioggia torrenziale e cielo terso..UFF!!! Non vedo l’ora che il sole ritorni tra noi e andare a prendere la tintarella al parco 😀

Oggi vi presento la mia “hitlist” di fashion icon. Perchè loro? Ovviamente bellissime ( con la aiuto di madre natura o con lo zampino del chirurgo, non ci è dato sapere), incredibilmente trendy tanto da rasentare la perfezione dello style, dall’eterea Bianca Balti alla poliedrica Rihanna, dettano tendenza qualsiasi cosa facciano o indossino.

Ve le presento:

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Blake Lively, la hit girl di Manatthan del celebre serial “Gossip Girl”. Sorriso perfetto, espressione della “famosa ragazza della porta accanto” (se abitate a Beverly Hills si intende..), classe e portamento innate. La lunga chioma fluente potrebbe conquistare il più acerbo dei cuori. What’else?

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Olivia Palermo, nonostante il nome apparente di un olio extravergine siculo, è la regina delle “fescion bloggher”. Eccola sgambettare nella City con l’ultimo accessorio ambito dai (dalle)più, destreggiarsi tra i must di stagione senza mai sbagliare un colpo. Quale sarà il suo segreto?

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Sarah Jessica Parker, alias Carrie Bradshaw, la pimpante e irriverente protagonista di “Sex and the City”. La bionda per definizione, perfetta per antonomasia, nota alle cronache più per le sue borse da sogno che per le gesta, ma a noi piace così. Fabulous!

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Bianca  Balti, italianissima, bellissima, simpaticissima, perfettissima, modelissima. Davanti alla sua eterea, fotografica presenza, noi comuni mortali non possiamo che sospirare: SOB! Ora volto immagine per L’Oreal per lo shatush-fai-da-te (preparatevi ad orde di ragazzine con capelli alla Crudelia De Mon e punte bruciate), ammaliante ancella della Tim, prima. Dopo, chi vivrà, vedrà.

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Rihanna, alla voce “american bad girl” c’è la sua foto. Voce spettacolare, grinta da vendere, la voglia di sperimentare negli anni non le è mai mancata. Talmente poliedrica che spesso il suo look non è stato capito, seppur imitato. Il dettaglio in più? Gli incredibili occhion da cerbiatta. We love her!

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Vabbè e questa sò io. Chevoletedipiùdallavita? 😀

Alla prossima.

R.

Stay fashion, stay funny.

 

La magica storia di Monsieur LV

Sembra una favola antica la storia di tale Louis Vuitton, visionario stilista francese che a soli 14 anni abbandonò il suo paesino in Francia per recarsi a piedi nella luccicante Parigi in cerca di fortuna, non sapendo che da allora, non avrebbe cambiato solo la sua di vita:  generazioni e generazioni di persone non sarebbero state più le stesse.

Era il 1853 e Vuitton trovò lavoro come apprendista presso uno dei tanti fabbricanti di bauli da viaggio dell’epoca. Una professione in ascesa, vista anche l’inaugurazione in quegli anni della prima rete ferroviaria francese e il varo della prima nave europea ad attraversare l’Atlantico. Anni in cui l’aristocrazia si lascia sedurre da abiti stravaganti. Abiti che il giovane Vuitton piegava e riponeva in casse di pioppo fabbricate a mano e su misura. I layetiers-emballeurs della capitale, intanto, sono sempre più richiesti e dopo pochi anni il giovane Louis , infatti,si fa conoscere in tutta Europa tanto da diventare nel 1853 il preferito dalla imperatrice Eugenia. Tanto gli basta per dargli il coraggio di mettersi in proprio e creare, nel 1857 il celebre baule Vuitton, elegante, pratico, impermeabile e resistente.

Seguono negli anni alcune rivisitazioni del modello base e delle stampe, ma solo nel 1888 e per opera del figlio di Louis, George, Vuitton diventa un “marque déposée” . Nel 1896 le borse Vuitton si rivestono del tessuto con la stampa Monogram tutt’ora esistente, nascono le prime valigie morbide e il jet set internazionale se ne innamora.: Marlene Dietrich, Lauren Bacall, Cary grant – solo per citarne alcuni – non viaggiano mai senza il loro carico di Vuitton.

Intanto Vuitton conquista, è proprio il caso di dirlo, il cuore di Parigi prima e del mondo intero, poi. con l’apertura nel 1914 del primo negozio sugli Champs Elyeées, in un immobile di chiaro riferimento all’Art nouveau. E’ l’inizio di una espansione che nel secondo dopoguerra vedrà oltre 350 negozi Vuitton in tutto il mondo.

Passano gli anni, Vuitton impone nuove stampe e nel 1998 lancia la prima, applauditissima linea di pret-à-porter curata dallo stilista americano Marc Jacobs che grazie alla sua creatività made in USA e a collaborazioni con artisti undergound tra cui Takashi Muratami e Stephen Sprouse, è riuscito a rendere contemporaneo il brand, senza rinunciare alla tradizione.

Nel 2004 il brand ha compiuto, più di moda che mai!, i suoi primi 150 anni.

R.

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